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30 anni dopo...

Vi confesso che mi fa proprio un certo effetto, oggi, leggere queste righe. Quasi non fossero passati trent’anni

Il collasso economico in corso non e' soltanto l'effetto di una crisi finanziaria epocale, ma e' soprattutto il segno dell'esaurimento della crescita, e il segno della fine della relazione tra lavoro e reddito. La forma del salario, che nell'epoca passata misurò il rapporto tra tempo di lavoro e reddito è oggi fuori uso. Non abbiamo a che fare soltanto con una bolla dell'immobiliare o una bolla dell'indebitamento. Abbiamo a che fare soprattutto con l'esplosione della bolla lavorativa. Abbiamo lavorato e prodotto troppo, siamo stati costretti a rinchiudere l'enorme potenza produttiva entro le gabbie del consumo privato, e questo ha impoverito la vita sociale, affettiva, culturale. Nell'interesse della società e' necessario avviare oggi un processo di risocializzazione della vita quotidiana. Il tempo di lavoro deve tendenzialmente essere dimezzato perché la società si riappropri del proprio tempo e ri-apprenda l'affetto per l’altro, la cura di sé, l'insegnamento e la terapia. Queste funzioni della vita quotidiana, che il capitalismo ha commercializzato debbono riacquistare la propria relazione organica con la vita. Ma per far questo occorre riconoscere che non si può più pagare salario in cambio di prestazione di tempo. Il reddito non può continuare ad essere finzione di una impossibile misura del lavoro. Ogni essere umano ha diritto a ricevere quel che gli serve per la sua vita.



Pubblicato il 30/3/2009 alle 13.0 nella rubrica Diario.

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